Be Environmentally Sustainable Theory, il Blog sulla sostenibilità a 360°

A grande richiesta…


Da qualche tempo sto tenendo sott’occhio le statistiche delle visite a questo blog, e noto che molti di voi approdano qui cercando informazioni sull’isola di spazzatura del pacifico. È chiaro che è una questione che vi interessa molto, ecco perchè oggi voglio approfondire un po’ questo argomento.

C’è un’isola di rifiuti enorme, gigantesca, che naviga nel Pacifico. 3,5 Tonnelate di plastica se la viaggiano sereni in mezzo ai continenti, 2500 km di diametro e 30 metri di profondità.  Un buon inizio, vero?

Come ci arriva lì tutta questa immondizia? Innanzitutto arriva per la maggior parte dagli USA, e per una serie di graziose correnti a spirali (dette North Pacific Subtropical Gyre) si raccoglie coprendo un’ampia zona remota del Pacifico. È un fenomeno di cui si parla molto poco poichè è situato in zone remote e poco visitate dalle navi, capita spesso però che parte di questa immondizia (per l’80% plastica) si stacchi dal nucleo principale e finisca sulle coste di paradisi come le Hawaii, riempiendone le coste di mucchi di spazzatura tutto fuorchè paradisiaci.

C’è dell’altro chiaramente.

Dove c’è questa spazzatura non c’è spazio per altre forme di vita. Quella spazzatura, i nostri rifiuti, uccidono e devastano l’ecosistema marino. Prossimamente potremo ordinare del fantastico sushi plastificato, non perdete l’occasione!

Ma non finisce qui!!

A poco a poco stiamo riuscendo anche noi nella costruzione di una nostra isola di spazzatura, proprio qui vicino a casa: nel Mediterraneo 500 tonnellate di plastica si godono una crociera nel nostro mare tra un’isoletta e l’altra.

A che serve ricordarci che il momento delle scuse è finito? A cosa serve ripetere di conservare le bottigliette d’acqua da mezzo litro e riutilizzarle e poi riciclarle?

A cosa serve?

Rispondetemi voi.

A cosa diavolo serve dirlo se poi si vedono in giro persone che le lasciano per strada, le buttano nei bidoni misti, persone che dichiarano “cosa le riciclo a fare che sono solo io a farlo e tanto non lo fa nessun altro”

Me lo sapete spiegare? Perchè io non ho risposte, ho solo del sano sgomento misto ad un sadico gusto nel guardarci mentre pian piano ci scaviamo la fossa.

Ma io sono io. Voi siete davvero capaci di cambiare qualcosa? Dimostratelo. Non a me, a Voi stessi, a chi vi sta attorno. È così che si fa.

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Un abbraccio

B.E.S.T.

Divide et Impera


Vogliamo un futuro.

Vogliamo poter dire la nostra.

Vogliamo una vita degna di tale nome.

Vogliamo lavorare.

Vogliamo essere liberi.

Mi permetto di aggiungere un punto di domanda a tutto ciò.

Vogliamo un futuro?

Vogliamo poter dire la nostra?

Vogliamo una vita degna di tale nome?

Vogliamo lavorare?

Vogliamo essere liberi?

Davvero? Siamo sicuri di volerlo? Lo vogliamo sul serio?

Non vi prendo in giro, ve lo sto chiedendo davvero!

Se la vostra risposta è sì, allora SVEGLIAMOCI! Ci stanno mettendo nel sacco. Tutti quanti, uno dopo l’altro, giorno dopo giorno, momento dopo momento.

Se il vostro primo pensiero è: “ah! Berlusconi!” Vi sbagliate, o meglio, non siete del tutto corretti. Dentro ci sono lui, la sinistra, il centro sinistra, il centro destra, la destra, il terzo polo, i terzi t-shirt, quelli in camicia e tutti gli altri.

Ma non solo! Le banche, i forti poteri internazionali, gli organismi sovranazionali…..

Cioè?

I romani dicevano divide et impera, dividi il nemico e sarai in grado di batterlo e di sottometterlo. E cosa ci sta succedendo? Ci dividono. Tutti, e ci lavorano sodo per farlo ogni giorno. A partire anche solo dalle cose che compriamo. Badate che è un ragionamento sottile, subdolo. Fateci caso alle cose che comprate, come queste siano (giustamente!) indicative della vostra personalità (in buona parte dei casi) e come molte cose rimandino a tribù di appartenenza e siano escludenti per chi non le ha.

Al liceo hai l’abbigliamento giusto? Sei nel giro giusto.

Hai della tecnologia di una certa marca? Sei meglio di chi non ce l’ha.

e potrei andare avanti tutto il giorno con questi esempi.

Noi, come società, non siamo coesi. Siamo individualisti, ma nella accezione più sbagliata del termine, siamo molto egoisti e si vede, a partire dalla gara che facciamo per avere il posto sul bus o sulla metro o per passare davanti al semaforo.

E poi via a litigare su ogni questione con chi non la pensa come noi (non fraintendetemi il confronto tra diverse opinioni è spesso costruttivo), a odiarci nei condomini, ad ammazzarci per le cose più stupide.

La tv, i telegiornali, i giornali, ci fanno prendere posizioni, ci pompano ansia, ci stimolano a consumare di più, ci stimolano ad essere molto competitivi con il prossimo per arrivare là dove gli altri non possono.

E quindi? Dove voglio arrivare?

Se solo riuscissimo a comprendere di essere tutti sulla stessa barca, saremmo in grado di reagire nel modo giusto alle situazioni che ci circondano. Attenzione che non sto facendo della propaganda comunista. Sto dicendo che a livello di società, siamo così separati, che a metterci uno contro l’altro ci va un attimo, e da lì ad imporci delle decisioni il passo è breve. La tanto sbandierata crisi, ci sta rivolta e ci rivolterà uno contro l’altro. La risposta alla crisi, siamo NOI, NOI che se solo ci unissimo, potremmo dire basta alle prese in giro a cui siamo sottoposti. Basta ai telegiornali catastrofisti e portatori di violenza estrema, basta a questa pubblicizzazione della morte, BA-STA a chi se ne approfitta delle situazioni per fottere gli altri, a chi fa il furbo, a chi non aspetta altro se non di fregare chi gli sta attorno.

Perchè NOI? Perchè vale il vecchio principio del non fare agli altri quello che non vuoi sia fatto a te per esempio. Perchè vale la questione del “dare l’esempio” per dirne un’altra.

SVEGLIA.

NOI E SOLO NOI POSSIAMO CAMBIARE QUESTE COSE.

Ma vi dico io cosa accadrà. A patto che abbiate la forza di arrivare a leggere fino a qui, potreste anche arrivare a pensare: “è vero! Bisogna cambiare, da oggi…” e probabilmente tra 15 minuti sarete di nuovo lì a criticare aspramente qualcuno, ad urlare nel traffico o chissà, forse peggio.

Ma è normale, già, è normale. Impegnarsi è faticoso, e le cose che costano più di 3 minuti di fatica sono un vero sbattone del tipo “ohmachissenefrega” e così, da questo circolo vizioso non usciremo MAI. Già solo esserne consapevoli aiuta.

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B.E.S.T.

Goccia dopo Goccia


C’è una risorsa sul nostro pianeta che per quanto ci possa sembrare infinita, è tutto tranne che inesauribile.

L’ACQUA, anche nota come H2O.

Quanta acqua consumiamo ogni giorno? Quanta di questa ci serve effettivamente e quanta ne buttiamo via?

Calcolatrice alla mano scopriamo insieme le “falle” nella nostra gestione d’acqua e come è possibile tentare di metter loro una toppa.

Partiamo dalle azioni quotidiane più banali:

Operazioni al bagno:

  • Tirare l’acqua dello sciacquone: 12-15 litri d’acqua.
  • Lavarsi i denti senza chiudere l’acqua:  25-30 litri d’acqua
  • Lavarsi i denti chiudendo l’acqua: 1 litro d’acqua
  • Lavarsi le mani: 2 litri d’acqua
  • Farsi il bagno: 150 litri d’acqua
  • Farsi la doccia: 10-20 litri d’acqua al minuto (circa) con riduttore di flusso circa 9 litri al minuto
  • Farsi la barba lasciando l’acqua aperta: 15 litri d’acqua
  • Farsi la barba chiudendo il rubinetto e utilizzando il lavandino pieno d’acqua per pulire il rasoio: 1 litro d’acqua
Facciamo due conti? La situazione è questa: vi svegliate al mattino, fate i vostri bisognini nel water, fate una doccia di 10 minuti vi lavate i denti e vi fate la barba (per gli uomini…forse anche le signorine?!)
Allora, siete dei virtuosi se:
  • il vostro water ha il doppio tasto per lo sciacquone, ed utilizzate il tasto per il getto piccolo (nel caso in cui basti!)
  • vi fate la doccia spegnendo l’acqua mentre vi insaponate (totale di 3 minuti di acqua aperta)
  • chiudete l’acqua mentre vi lavate i denti e vi fate la barba
Totale litri consumati (circa) = 53 litri d’acqua circa (35 se avete il riduttore di flusso)
Non siete virtuosi se:
  • Il vostro water non ha il doppio tasto o usate il tasto per il getto lungo
  • Non spegnete l’acqua durante la doccia (totale di 10 minuti di acqua aperta)
  • non chiudete l’acqua durante le operazioni di lavaggio e sbarbaggio
Totale litri consumati (circa) = 205 litri d’acqua circa
La differenza si aggira sui 150 litri d’acqua circa.. (17o se la doccia ha il riduttore) e avete appena iniziato la giornata…!
  • I dottori consigliano di bere almeno 2 litri d’acqua al giorno per mantenersi in forma, puliti dentro e raggianti fuori. Considerando che l’acqua dei nostri rubinetti è potabile, con i 150 litri d’acqua risparmiata noi potremmo essere in grado di andare avanti a bere quasi 75 giorni nonchè 2 mesi e mezzo.
  • Un gatto domestico di 5kg, considerando una media consumata di 400 ml (80 ml di acqua per kg) al giorno potrebbe vivere (se sfamato!) 375 giorni, poco più di un anno!
  • Un cane domestico di media stazza (10kg) potrebbe vivere quasi 180 giorni, 3 mesi.
E si potrebbe andare avanti ad ogni minimo aspetto della nostra giornata per scoprire come si annidi nelle nostre azioni un potenziale spreco di risorse idriche fondamentali.
Nelle nostre azioni quotidiane, possiamo veramente fare scelte determinanti per noi e per il nostro pianeta. Sembra un’idiozia, ma noi siamo davvero in grado di influenzare molto con le nostre scelte..
Come sempre il mio consiglio è:
USIAMO LA TESTA!
Vuoi stimare i tuoi consumi? visita questo link:

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Un abbraccio

B.E.S.T.

Perchè usare la testa….


….quando è più comodo non farlo?

Miei cari, siamo in crisi. Crisi nera. Nerissima. La nostra economia cade a pezzi, la nostra fiducia verso i governi è evaporata, la nostra fiducia nel futuro è fumosa. Che fare?

Ci reggiamo su un sistema economico basato sul debito. Maggiore è l’indebitamento, più cose si possono fare, più soldi chiediamo più soldi possiamo usare nei nostri affari. Ormai il nostro denaro è smaterializzato, non esiste più. Abbiamo una banca che mette uno zero nel nostro conto, di fatto però quei soldi lì, non esistono più, non hanno un corrispettivo fisico reale (oro, argento, pesci, sassi) che sia in grado di rappresentarne un valore. I nostri soldi sono una convinzione.

Mentre stiamo seduti su questa intricata costruzione di cristallo scricchiolante che è la struttura del debito che ci circonda, noi stessi ci circondiamo sempre più di beni, così pian piano ci stiamo appesantendo e altrettanto pian piano il debito sotto di noi comincia a creare serie crepe nel nostro sistema.

Si salvi chi può dunque?

Beh, sì.

Cioè no.

O meglio, c’è una soluzione, forse anche più di una.    Sarebbe a dire?

Usare la testa.

Sorpresi? Giuro che non vi sto prendendo in giro, parola di lupetto. Avete capito: usare la testa è la soluzione. Come? Pensando a cosa facciamo durante la giornata, pensando a quante delle scelte che compiamo durante la giornata le facciamo di testa nostra e quante le facciamo perchè ci vengono sottilmente suggerite da fonti esterne.

Facciamo acquisti? Cosa compriamo? Ne abbiamo davvero bisogno? Lo compriamo perchè effettivamente ci serve o perchè è qualcosa all’ultimo grido e ce l’hanno tutti tranne noi?

Vi siete mai chiesti anche una sola di queste cose prima di passare in cassa? Quante delle cose che avete comprato sono inutili? Quante di queste le avete comprate perchè le avete viste a qualcun’altro?

Siete certi di essere proprio voi quelli che comprano e non le pubblicità che comprano attraverso di voi?    

Avete voglia di fare questo esperimento? Si scoprono tante cose studiando semplicemente il modo in cui noi stessi compiamo le nostre scelte.

Voglio condividere con voi un video, mi dispiace, è in inglese MA CI SONO I SOTTOTITOLI!!  è davvero importante capire cosa dice, importante perchè spiega tante cose, in 5minuti del vostro tempo potete mutare la vostra visione. Potete capire dove stiamo andando.

Non ci possiamo più permettere di guidare bendati, non ci possiamo più permettere di farci portare da altri autisti a destinazione. Spero che abbiate 5 minuti di tempo da sottrarre a facebook da dedicare a qualcosa che ci riguarda molto bene.

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Buona Giornata

B.E.S.T.


Dopo l’amarezza del post di ieri: http://progettobest.wordpress.com/2011/09/22/tutta-la-vita/

Il consiglio sostenibile del giorno è:

Risparmiate energia elettrica: spegnete la tv e fate più all’ammore!

Buona giornata!

B.E.S.T.


Nasciamo, impariamo a parlare, passiamo i primissimi anni a giocare e poi comincia la scuola.

Studiamo, studiamo studiamo, passano i primi 5 anni, arrivano le medie in cui cominciamo a capire che sotto sotto c’è una ragione per studiare (oltre alla questione di non essere degli zotici analfabeti) cioè quella di studiare perchè dovremo andare a lavorare. Ma alle medie, il lavoro… che cavolo è? Passano così questi 3 anni, volenti o nolenti, si arriva al liceo.

Lì dovremmo ormai aver capito di dover studiare per noi stessi e non per compiacere i nostri genitori, perchè sarà lo studio a salvarci le penne nel mondo del lavoro.

Passa il liceo.

Università: la prima crisi.

  • Niente più interrogazioni a casaccio in grado di terrorizzarci per farci studiare
  • niente più verifiche mensili
  • niente più professori che ti stanno col fiato sul collo se prendi insufficienze.
Molti si perdono, molti altri però tengono duro, solo più 5 anni, l’ultimo maledetto scoglio per lavorare ed avere soddisfazioni, 5 stramaledettissimi anni li separano dalla realizzazione.
La laurea, arriva finalmente. Sacrifici, soddisfazione, tutti felici. Finalmente si va a lavorare, chissà quali cose incredibili!
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Mondo del lavoro: la seconda crisi.
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Generalmente si parte dallo stage che il più delle volte è mal retribuito, se non gratis. Prima badilata in faccia di una lunga serie.
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Studi una vita intera per finire a fare lo sguattero ultima-ruota-del-carro seduto ad una scrivania. Proprio tu, che hai studiato tanto, sei soggetto alle più o meno variegate angherie del tuo capo del momento, sì, proprio tu, che intanto ripensi a come ti immaginavi lo sfavillante mondo del lavoro, tu che ti dicevi “Dai, ancora un piccolo sforzo!” ora sei lì, tra una fotocopia ed una email, tra una telefonata da rimbalzare in attesa che ti venga scaricato l’ennesimo lavoro frustrante o per niente stimolante e bruciandoti le tue giornate e molta vita privata: “Eh, ragazzi, esco tardi dall’ufficio, facciamo un’altra volta”
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Larghi sorrisi in risposta alle tue crisi di nervi: “eeh, vabbè, ma devi imparare a lavorare prima! La gavetta la fanno tutti eh! ”
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E tu no, non te lo fai andare giù, ingoi solo momentaneamente questo rospo bieco, tu ne uscirai a testa alta. Nel frattempo ti svegli tutte le mattine presto, ti metti la tua cravatta o il tuo tailleur e, con le tue scarpe da ufficio e il passo da ufficio, vai a lavorare tutti i giorni.
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Un giorno però ti rinnovano lo stage per altri mesi,  e si accende in te una flebile speranza.
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Un giorno però lo stage finisce anche dopo il rinnovo. Spesso con un:“In bocca al lupo per tutto! Grazie eh! E mi raccomando dacci notizie!”  In altri casi il lavoro prosegue con il contratto a progetto. Una manciata di € in più, il minimo, per poterti spremere più a lungo, solo perchè altrimenti costeresti troppo, ed una bella “c’è qualche possibilità in più per te, per ora però ti facciamo un contratto a progetto per qualche mese ok?”
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È fatta!, pensi, ancora qualche mese e mi assumeranno!I miei sforzi saranno ripagati! Così nei mesi lavori sodo, esci tardi, tardissimo, stringi i denti, non importa, in fondo “c’è qualche possibilità in più per te” e giù a fare le serate in ufficio, giù a dare il massimo in compiti spesso banali e giù a stare sempre al gioco e a sorridere.
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Ma poi, un giorno, finisce il tuo contratto a progetto e le porte si chiudono per te. Non ci sono più grandi possibilità e mentre con un’alzata di braccia di mettono gentilmente alla porta, con la coda di un occhio vedi entrare dalla porta principale una persona uguale a come eri tu quasi 2 anni fa. sconforto. già, ti hanno usato, hanno usato proprio te, che hai tanto faticato per uscire dal mucchio. È proprio così.
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Cosa farai ora? Avevi progetti? Hai risparmiato qualche €?
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Mentre tu affoghi nel mare del precariato, del chi-lo-sa-quando-riuscirò-ad-avere-un-lavoro,  i datori di lavoro ne approfittano e marciano su questa comoda risorsa a basso costo facendosi scudo con la crisi economica.
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E quando riuscirai ad avere un impiego, probabilmente dovrai passare tutto il giorno in ufficio, magari rincasando tardi la sera, consumando anche quel poco tempo libero che ti resta, svendendo quel tempo di qualità così prezioso e limitato che possediamo, dovrai avere a che fare con superiori che sono superiori a te solo in quanto più in alto nell’organigramma aziendale, non certo per meriti o per capacità. Con persone che saranno convinte di una cosa di sicuro, che la loro idea è giusta e la tua, che sei fresca, invece no.
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E alle tue crisi di nervi, non troverai larghi sorrisi questa volta, ma solo sguardi ed espressioni rassegnate: “ehh.. è così dappertutto, cosa ci vuoi fare…” e tu, che ti sei guadagnato l’esser lì, che hai sudato tonnellate di camicie ti scontrerai nuovamente con quel muro invisibile ed indistruttibile.
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Quando finirai di lavorare, ammesso che tu sia in grado di arrivare vivo e sano alla pensione e ammesso che questa esista ancora, sarai già avanti negli anni, e le tue passioni giovanili non potrai più seguirle, avrai rimpianti da riempirci sacchi,
da tappezzare mura, da riempirci materassi. “eeh… è andata così”
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NO
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NO
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NO
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NO
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Non è così che deve andare, non è così che deve andare. Ripetitelo oggi, ripetitelo domani, convinciti che non può andare così, non bisogna arrendersi.
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Noi valiamo di più del nostro impiego. Noi siamo di più del nostro impiego. Noi abbiamo altro oltre al nostro impiego.
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E chi sta sopra di noi e passa in ufficio tutti i suoi giorni e le sue serate, pensa che anche gli altri debbano fare così. Io
personalmente lo ritengo sbagliato. NO non può essere così.
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Su la testa.
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Naturalmente non va a tutti così, ci sono persone che hanno posti di lavoro dove sono apprezzate, dove svolgono un lavoro che amano, circondate da altre persone come loro, in un circolo virtuoso. Però per tanti che sono in questa situazione, tantissimi sono nella situazione di prima.
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Noi possiamo intervenire in qualche maniera sulla strada che dobbiamo percorrere. Noi dobbiamo intervenire su di essa e fare tutto il possibile per influenzarla.
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Scusate l’amarezza.
Buona Mattinata.
B.E.S.T.

C’è una domanda che mi pongo spesso (didò?!)  su svariate questioni che riguardano la mia/nostra vita. Ossia, quanto ci costano le nostre abitudini? E non sono qui a sindacare sul fatto che siano più o meno salutari, vado al sodo, quanto ci fanno sborsare all’anno?

Così, cercando su internet, sono giunto a qualche calcolo interessante che vi voglio riproporre riguardo a due abitudini tanto care a noi italiani

Fumare sigarette.

Il fumo è di gran lunga il più dannoso dei vizi ed è anche uno dei più costosi.

  • Comunque,  stimiamo in 4,1€ circa il costo medio di un pacchetto di sigarette
  • Un fumatore medio si aggira a fumare circa 14 sigarette al giorno, la spesa media che sostiene in un anno ogni italiano dedito al tabacco è piuttosto elevata, cioè: 1048€ con una somma del genere ci si potrebbe permettere di pagare una vacanza di una settimana in giro per il mondo ES: volo+5 notti a New York
  • Non voglio entrare nel merito del sano o malsano che sia però a questi costi andrebbero aggiunti  tutti i costi sociali che riguardano la dipendenza da tabacco: le morti e le malattie, l’aumento delle spese sanitarie per curare le patologie legate al fumo sia attivo che passivo, i danni ambientali….. Una ricerca effettuata dall’Università Politecnica di Cartagena, in Spagna, ha stimato che se nel prezzo del tabacco fosse incluso anche il costo di una morte prematura a causa del fumo, un pacchetto di sigarette dovrebbe costare oltre cento euro: a essere precisi, 107. 

Ricapitolando:
Spesa in un anno: 1048€

Bere Caffè e o Cappuccini.

A noi ci piace la caffeina, non si può negare. Il buon caffè per noi è un rituale, motivo per cui Starbucks da noi non ci vuole venire (sigh). Le statistiche ci dicono che l’81% degli italiani dichiara di prendere in media tre caffè al giorno. Cosa vuol dire in €€€?

Prendiamo una giornata qualsiasi. Ci svegliamo al mattino e ci prepariamo un caffè con la macchinetta del caffè da casa.

  • Costo medio di una cialda: 25 centesimi.
  • Usciamo di casa e andiamo al bar per un cappuccino: 1,20 euro.
  • Ci rechiamo in ufficio e alla prima pausa ci fermiamo al distributore e prendiamo un caffè: 30 centesimi.
  • Dopo pranzo c’è il tempo di tornare al bar, stavolta per un buon espresso: 90 centesimi.

Moltiplichiamo per un anno i vari caffè:

  • Macchinetta da casa circa 90€€
  • Caffè al bar circa 330€€, i cappuccini quasi 440 €€
  •  caffè in ufficio 78 €€ (settimana lavorativa di 5 giorni)
  •  Il totale in 365 giorni? Ben935 euro.
  • In realtà però tra una cosa e l’altra lavoriamo circa 240 giorni, quindi spendiamo circa 636€€ all’anno.

Fate entrambe le cose?

1684€€ circa all’anno…

non sta certo a me elencarvi cosa potete fare con questo bel gruzzoletto no?

ne sentiremo delle belle!


C’è stato un po’ di rumore ultimamente online sul mondo degli stage… ho trovato un articolo che voglio riproporvi in toto, così come l’ho trovato.

Cosa ne pensate?

 

Nuove regole per gli stage: a stabilirlo l’articolo 11 del D.L. 138/2011, la cosiddetta manovra bis, in vigore da agosto 2011. La nuova normativa impedirà di usare lo stage, un prezioso strumento per permettere ai  giovani di accedere al mondo del  lavoro, in modo improprio.

Potrà durare al massimo 6 mesi, comprese le proroghe, e dovrà essere effettuato entro un anno dal conseguimento della laurea o del diploma: sono queste le due novità più importanti relativamente alla regolamentazione degli stage.  Stop quindi ai periodi interminabili di tirocinio, spesso da effettuarsi anche parecchio tempo dopo il conseguimento del titolo di studio o, addirittura, in assenza di un titolo congruo.

L’intenzione è quella di fermare anche i cosiddetti stage-truffa, che in passato hanno danneggiato, oltre a molti giovani italiani, anche cittadini stranieri. In alcuni casi, si è assistito addirittura a forme di sfruttamento lavorativo, in quanto i giovani, senza alcun progetto formativo, venivano fatti entrare in azienda per sostituire personale dipendente, senza però percepire alcuna forma di retribuzione.

L’art. 11 distingue, riprendendo la legislazione vigente, tra due forme di tirocini, tecnicamente detti formativi e di orientamento. Nel primo caso, ad esserne promotrici sono le università, che spesso attivano queste occasioni di formazione al fine di far acquisire ai propri studenti crediti formativi utili per la carriera scolastica. I tirocini di orientamento, non curriculari, meglio noti a tutti come “stage”, sono invece finalizzati a far conoscere ai giovani il mondo del lavoro e possono essere eseguiti sia durante il periodo di studi che successivamente.

Lo stage, secondo le recenti rilevazioni di Unioncamere, si conferma come una delle vie privilegiate per accedere al mondo del lavoro, anche in un momento di crisi come quello attuale: proprio i dati Unioncamere e Ministero del Lavoro evidenziano che più di 38 mila giovani che, nel corso del 2010, hanno effettuato un tirocinio, sono stati poi confermati dall’azienda che li ospitava. Un trend in crescita, dato che nel 2009 gli stagisti assunti sono stati “solo” 37 mila. I settori che hanno dimostrato maggiore disponibilità ad assumere i tirocinanti sono stati quelli relativi alle imprese chimiche, farmaceutiche e petrolifere, dove, tra l’altro, si è registrata una maggiore richiesta di laureati e laureandi, e le aziende del settore meccanica.

Per approfondire:

Disoccupazione in Italia: come trovare lavoro in tempo di crisi

 

Fonte:

http://www.buonenotizie.it/economia-e-lavoro/lavoro/2011/08/30/stage-nuove-regole-contro-i-furbi/

 

Buona giornata!

 

B.E.S.T.

 

 

 

 

 

E così, un bel giorno…


è ora di tornare a lavorare…perchè proprio oggi? perchè come si sente in radio o alla tv o si legge (mah) in giro, questo appena passato è stato definito come il vero, ultimo, week end di vacanza estiva.

ed eccoci tutti quanti a rimettere gli infradito nello zaino, a mettere i pantaloni corti irrimediabilmente nell’armadio accanto al cappello di paglia e agli occhiali da sole dalle forme improbabili.  È lunedì, già, lunedì, per quanto vi sembri irreale, per quanto vi possa sembrare anche terribile è lunedì, e le vacanze sono finite, aprendo i vostri programmi di posta avrete un centinaio di email da smazzare e probabilmente passerete gran parte della mattinata (e/o della giornata?) a cercare di riprendere le cose da dove le avevate lasciate e a chiedervi perchè tocchi a voi e perchè siate seduti nel vostro ufficio alla vostra scrivania.

Una canzone per descrivere questa giornata?

My Friend dei Groove Armada, sono certo che la conosciate tutti, nel dubbio ve la metto qui sotto, ciò che è speciale della canzone è il video…

se siete sopravvissuti fin qui è già qualcosa no?

vi voglio lasciare con una piccola perla anch’essa famosa, potete utilizzarla come poster per le giornate come questa

Un abbraccio e buon rientro.

B.E.S.T.


Nella scorsa lezione di Aziendalese, ho voluto mettere in evidenza una tendenza che sicuramente molti di noi già avevano scovato. La tendenza ad usare inglesismi a casaccio durante i discorsi.

Sarà per fare i grandi?
Sarà per far suonare i discorsi più altisonanti?

Partendo dal presupposto che l’inglese è una lingua che si presta all’economia, al marketing e al mondo aziendale, ritengo che qualche parola in inglese quando essenziale sia perfetta.

Attenti però, c’è bisogno di bilanciarsi, altrimenti si sbrodola subito nelle esagerazioni e nel ridicolo.

 

Partiamo con la lezione intermedia di aziendalese.

Situazione: Durante una riunione.

 

[…]Quindi, come procediamo con il give-away per i nostri follower? Chi vogliamo rewardare? Quali sono i next step per scegliere i winners?

[…]Io propongo di creare un app però non un app qualsiasi, ma un app gaming che sia engaging per il target ma non troppo challenging per non stufare, la mettiamo in download nello store mobile e ne trakkiamo i risultati[…]

[…] vi girerò poi FYI (For your information) un mock-up del file definitivo, tenete conto che molto è ancora TBD (pronunciato ti bi di, significa to be defined) quindi potrebbe cambiare, e per ora abbiamo una deadline tra 5 giorni, ma anche questa è TBC (ti bi di, to be confirmed). […]

[…] ispiriamoci ai best practice dei colleghi della sede canadese, che anche se hanno avuto un down nelle vendite, sono riusciti tramite un gift wall a far tornare su i numeri e, nonostante tutto ad achievare (acievare, da Achieve) un risultato ottimo nel secondo quarter.

 

Cosa ve ne pare? oggi superiamo il tetto del 22% di parole in inglese o simili.

 

se pensate che sia esagerato o ridicolo beh…. vi ricrederete.

 

A presto con la prossima lezione, mi raccomando, studiate!!

 

B.E.S.T.

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